guccini stanze di vita quotidiana youtube

Chi glielo dice a chi è giovane adesso di quante volte si possa sbagliare, risposi, credo, anch' io qualche banalità scoprendo Quello che intendo dire è che non capisco perché Guccini continui a far canzoni: dato che i primi tre album erano il fischio ingenuo a speranze e illusioni di un '67-'68 effimero come i propri vent'anni e “Radici” era l'amarcord inevitabile che getta fuori ciò che è rimasto e poi più niente, perché lasciarsi irretire da una ruota come quella del bisogno discografico che rende impossibile l'abbandono del Francesco-Guccini-trentamila-copie-per-LP?" ma in questo non c'è alcuna differenza, nei mondi dentro agli occhi dei miei gatti. E tu nell' altra stanza che insegui i tuoi pensieri, angosce senza un forse, senza un dopo, Canzone per Piero è dedicata a Piero Melandri, amico d’infanzia di Francesco fin dai tempi delle vacanze estive a Pavana. venticinque anni son tanti e diciamo un po' retorici che sembra ieri. più dolorosi col passar degli anni, La prima, "Canzone delle osterie di … Non voglio prender niente se non so di dare, io e chissà chi decidono ciò che posso, da urlare in faccia a chi non lo raccoglie. Tra il fatuo e l'inutile scava, seleziona, decide che l’amicizia non è poi un sentimento buttare alle ortiche e scrive la “Canzone per Piero”. Io dico sempre non voglio capire, ma è come un vizio sottile e più penso Poi quell' amore alla fine reale tra le canzoni di moda e le danze: Ma non devi credere che questo abbia cambiato la mia vita, Le tue paure assidue, le gioie solitarie, Guccini è scoperto dai giovani attenti: questo 33 giri pieno di dolore, di rinuncia, di angoscia piace molto. Cancella il ghigno solito di questa ormai corrosa Dalla rivista “Nuovo Sound” del 13 gennaio 1975, un articolo di Fabrizio Ghisellini: Ma non pare, o almeno non a tutti, che “Stanze di vita quotidiana” sia un album ironico: sembra piu una drammatica presa di coscienza. Uscimmo un po' accaldati per il troppo vino nero, Stupefacente penso, ormai convinto dalla generosa fiumana di parole a nome di Francesco. Non seguono, come non hanno mai seguito, un vero e proprio filo conduttore, se non che in un anno le occasioni o gli avvenimenti o gli stati d’animo tendono a riunirsi attorno a certi nuclei e questi si mescolano poi alle cose di sempre. Le luci dentro al buio sono andate via e l' allegria comprata è già sparita, Ebbrezze conosciute già forse troppe volte: Guarda, un esempio: nella “Canzone della vita quotidiana” laddove parlo di amori squallidi, frettolosi, entra in ballo l’organo; e lo fa proprio per meglio riferirsi alle posizioni della Chiesa cattolica”. risposte argute date sempre tardi, liberazione del fiume e dei monti e linfa aspra della nostra età. già corri dove ho corso, verso nuove strade e voci, fai mille cose, ma sono sempre i tuoi pensieri che scelgono per te diversamente. Ho pronte due canzoni, non lo so se ce ne saranno altre e in fondo non mi interessa saperlo. fatiche senza scopo, furiose e vane corse, di rimandare un poco la vecchiaia... Dicesti qualche cosa sorridendo; di gente nelle storie tue d' artista. il giorno è sempre un po' più oscuro, sarà forse perchè è storia, sarà forse perchè invecchio... me l’ha raccontata il vecchietto che, a Bologna, occupa l’appartamento di fronte al mio. La forza del dubbio, insomma: i testi espliciti, la melodia inserisce un ‘forse’, la possibilità, se vogliamo che sia infine … tutto uno scherzo”. Ridesti nel vedermi grande e grosso coi fumetti, Quando esegui lo scrobbling, Last.fm registra la musica che ascolti e la aggiunge automaticamente al tuo profilo musicale. “Il prossimo album, se ci sarà, potrà anche essere semplicissimo: ma sarà una scelta, non più una forzata rinuncia. Collega il tuo account Spotify a quello di Last.fm ed esegui lo scrobbling di tutto quello che ascolti, da qualsiasi app di Spotify su qualsiasi dispositivo o piattaforma. le ore che hai davanti son le stesse, son tante, E subito ti affanni in cose in cui non credi, E poi ti trovi vecchio e ancor non hai capito Si alza sempre lenta come un tempo l'alba magica in collina, ma dimmi cosa fai lontana via nell' altra stanza, non creder che ci sia di meglio attorno: non ho la voglia o la forza per poter cambiare me stesso e il mondo che mi vive addosso... Quei giorni spesi a parlare di niente sdraiati al sole inseguendo la vita, As your browser speaks English, would you like to change your language to English? le carte poi il caffè della stazione per neutralizzare il vino, Poi scrissi il nome tuo versando piano sulla neve è una cosa piccola di ieri che domani è già finita. All’inizio due strofe molto romantiche, realmente vissute, io che con una bibita scrivo sulla neve il nome della ragazza, lei che lo cancella con un piede, quasi fosse un simbolo… ecco, qui all’improvviso mi sono visto comporre, e ricordare una situazione tanto romantica allora, quanto, in fondo, stupida oggi. La solitudine, argomento già sfruttato da altri, sì; non ho mai preteso di essere originale, solo coerente con me stesso … ricordi  “la locomotiva”, la storia anarchica in “Radici”? Per questo solo a notte ho quattro soldi di messaggio Lo sai cosa vuol dire stare giorni interi a buttar via nel niente solo il niente; La prima, "Canzone delle osterie di fuori porta" è del settembre del ’72. La scatola meccanica per musica è esaurita, il fascino di un dialogo tra i sordi. Malinconie discrete che non sanno star segrete, e col bisogno annega la speranza fui premuroso, timido, discreto. che la vita quotidiana ti ha tradito... Mio vecchio amico di giorni e pensieri da quanto tempo che ci conosciamo, noi siamo come tutti e un poco giorno dopo giorno Questa funzione in “Stanze” viene assolta sia dalle ritmiche che dagli arrangiamenti, laboriosissimi. le soluzioni ambigue, i compromessi vari, Ma le strade sono piene di una rabbia che ogni giorno urla più forte, Invece io so che è diverso e tu sai quello che il tempo ci ha preso e ci ha dato: Siamo su tempi da operetta, veramente: era gioco-forza quindi inserire nuove possibilità strumentali, a formare quasi un drappeggio, un vestito dai colori sgargianti per le parole”. sembrava che non dovesse finire, ma ad ogni autunno finiva l' estate. Ipocrisie leggere, rabbie da poco prezzo, Meno male che era scritta con amore, sennò sai che botti.". Vai alla pagina dei messaggi. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. Con Francesco Guccini, voce e chitarra hanno, infatti, suonato: Vince Tempera (pianoforte, marimba, eminent, harmonium, organo Hammond, vibrafono), Peter Monegire  (basso, oboe), Ettore De Carolis (chitarra, violino), Mandrake Som (percussioni, tumbadores, campane tubolari), Massimo Luca (chitarra), Deborah Kooperman (chitarra, banjo), Tony Esposito (percussioni), Kash Shari (percussioni, tabla), Cosimo Fabiano (basso), Ellade Bandini (batteria), Toni Marcus –(violino, percussioni), Jon Hassell (tromba), Marva Jan Marrow (scacciapensieri). Alcuni contenuti forniti dagli utenti su questa pagina sono disponibili in base ai termini della licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike; potrebbero essere applicati ulteriori termini. il giorno dopo è sempre la malinconia che spezza la magia di un' altra vita. dove ciascuno ascolta sol se stesso: tu non lo sai, ma dentro me ridevo... [spotifyplaybutton play="https://open.spotify.com/album/2RtyD9IlXqVJ6v9WdFSTSd"/]. ma se vorrai capire tutto questo che cos' è, C'è Shangri-La che attende perchè il nodo che ti prende per te c'è ancora tutto da inventare. allora ti ricorderai di me... stesso coraggio chiede l' esistenza.. qualcuno è andato per età, qualcuno perchè già dottore Facci sapere cosa ne pensi del sito di Last.fm. L'album è stato distribuito da EMI Italiana in formato LP, Stereo8, MC e CD. Son pronti i tuoi misteri: chiama ciò che non conosci, Sembrava una commedia musicale americana, per non sembrar di esser quel che siamo. “Si compone, in pratica, di due canzoni e una riflessione. ma quando piangerai te stessa e ciò che è dentro in te, rimane solo l' eco in lontananza, Ma d' illusioni non ne abbiamo avute, o forse si, ma nemmeno ricordo, non rider tu se dico questo, ride chi ha nel cuore l'odio e nella mente la paura... Per chi sgranare un rosario assolutamente senza novità? delle rabbie antiche non rimane che una frase o qualche gesto, Una è la “Canzone di notte rivisitata” che già ti ho citato, l’altra … beh, forse “Stanze” ha lasciato una traccia, o un germe, per me abbastanza insolito. La vita quotidiana ti ha visto e già succhiato Ma questi arrangiamenti così esuberanti, non rischiano anche di soffocare la poetica del testo? e l' acqua fredda in faccia cancella già i tuoi sogni Le ore sono andate e le parole consumate attendon le parole che verranno. But opting out of some of these cookies may have an effect on your browsing experience. puntando come un indice una rosa. "Buona parte della tristezza sciorinata lungo queste Stanze (tristezza feroce, impietosa, senza deroghe o pentimenti) credo vada a parare all'angolo del ruolo che l'uomo sa di avere assunto oggi come oggi; la poesia è un pezzo di carta da consegnare al pubblico e non mai un esercizio di rabbia/purificazione intima, la musica è una vecchia stampa con cui tappezzare il salotto dell'acquirente e meno che mai la scintilla individuale del “mi piace” o dell'“io la penso così”. Castelli e primavere che hai creduto di vedere non sai se son durante un' ora o un anno. anch' io sorrisi sempre più scontento. Mi espose a gesti e a sputi quella "weltanshauung" sua stramba Già Superman non vola sui tuoi sogni della scuola, Mandrake e Wiz son solo falsi maghi, cosmogonie segrete che credevi ormai complete si stan riempiendo adesso di presagi. O sera, scendi presto! Il tuo patrigno era un noto musicista, ma quando capirai che cerchi un libro che non c'è, Se a volte urlo la rabbia, poi dimentico e mi perdo This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Per visualizzare i messaggi in questa pagina, è richiesto JavaScript. la strana cosa che sembrava vino, scoprivo gli USA e rari giornaletti. IL DISCO Registrato agli studi Fonorama di Milano, Sonic e Ortophonic di Roma tra l'autunno del 1973 e la primavera 1974, Stanze di vita quotidiana è il sesto album di Francesco Guccini.Nel booklet è lo stesso Guccini a descrivere il disco:“Ho scritto queste sei canzoni nel giro di un anno. Lui, così timido – mi chiama “professore” – e male in arnese, non sembrerebbe avere nulla di originale, se non , forse, il fatto che abitando di fronte a me passi parecchie notti in bianco grazie alle imprecazioni e alle risate che vengono da casa mia. Di Stanze di vita quotidiana sono disponibili gli spartiti pubblicati, insieme a quelli di Opera Buffa, da Edizioni Musicali La Voce del Padrone. Nel booklet è lo stesso Guccini a descrivere il disco: “Ho scritto queste sei canzoni nel giro di un anno. Cioè, ora sì, posso permettermi di essere semplice, non prima. tutte parole che si son perdute con la realtà incontrata ogni giorno. come l' avessimo sempre capita, come qualcosa capito per sempre. glorie vantate poi di tanto in tanto, Poi tutto è andato e diciamo siam vecchi, ma cosa siamo e che senso ha mai questo Siamo in casa di Pier Farri, arrangiatore degli ultimi quattro albums di Francesco, nonché suo graditissimo amico. Style: Chanson. Il mio Leopardi, le tue teologie: "Esiste Dio ?" Ascolta gratis Francesco Guccini – Stanze Di Vita Quotidiana (Canzone delle osterie di fuori porta, Canzone della triste rinuncia e molto altro). Prodotto da Pier Farri, con gli arrangiamenti curati da Pier Farri, Vince Tempera e Ettore De Carolis, il disco vede la collaborazione di numerosi musicisti. Ma poi che cosa importa? fino al disgusto di ricominciare perchè ogni volta è poi sempre lo stesso. Già temi che il giullare getti maschere e casacca Poi piovve all' improvviso sull' Amstel, ti ricordi? Le strade sono aperte ed il momento viene sempre: sapessi quante volte l'ho vissuto! Invia feedback, Francesco Guccini (Modena, 14 giugno 1940) è un musicista, scrittore e cantautore italiano. nostro cammino di sogni fra specchi, tu che lavori quand' io vado a letto. come il caffè che bevi appena alzato le piccole modeste storie mie, Ma eroi, profeti, miti, santi, bambole e banditi ti rapiranno ancora tante volte Ne ho compreso l’assurdità: di qui la riflessione su me stesso, la “scatola meccanica per musica è esaurita”; di qui il grido irrazionale: “Rivoluzione cambia qualche cosa”, di qui infine, la chiara ironia che svolge la seconda storia della canzone, storia oltremodo borghese che si concluderà, davvero, come una commedia musicale americana…”. Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly.

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