teoria della iurisdictio bartolo

Gli statuti campestri come fonti per una storia locale, in Quaderni storici, 30 (nr. 12 F. SOMAINI, Processi costitutivi, dinamiche politiche e strutture istituzionali dello stato visconteo-sforzesco, in Aa. 195-218; A. VASINA, Introduzione, in Repertorio degli statuti comunali, op. Titolo. 35b) In quella che tuttavia sembra essere la maggioranza dei casi, di centri ‘minori’, magari promossi a sede di podesteria locale (di tribunale decentrato cioè, officiato da un rappresentante del duca), gli statuti, anche quando si trattava di statuti ‘giurisdizionali’ 59, civili e criminali, di regola continuavano a presupporre lo statuto della città, cui si dichiarava non potersi derogare. [giugno 1479). 32Questi statuti di terre ‘separate’ presentano in effetti tratti particolari, poiché esse largamente profittano dell’ampia capacità statuente loro riconosciuta, e che le pone fuori del controllo della città e di ogni altro fuorché del signore: gli statuti - per lo più nei proemi, o nelle rubriche di particolare rilievo politico, come quelle relative al giuramento del podestà: proemi e rubriche che diventano veri e propri manifesti di autonomia - ribadiscono la loro condizione di corpo autonomo e separato, de per sè e con mero e misto imperio, si dichiarano come fonte di diritto preminente, seconda solo alla lex o alla voluntas del principe, proibendo di ricorrere allo statuto urbano, ed escludendolo, di regola, dalla gerarchia delle fonti del diritto. Memorie storiche e documenti, Brescia, 1880, pp. cit.. pp. 9-34, alle pp. Sulla derivazione della capacità statuente e della ‘iurisdictio’ dall’autorità politica del comune urbano, secondo la teoria largamente accreditata di Bartolo, cfr. 225-277; P. CAMMAROSANO, Le campagne nell’età comunale (metà sec. ; E. FASANO GUARINI, Gli statuti delle comunità toscane nell’età moderna, in Miscellanea storica della Valdelsa, 87, 1981 [= Atti del 3° Convegno delle Società Storiche Toscane], pp. 34Si configurava quindi per alcune località - centri non urbani, ma borghi insigniora come avrebbe scritto Gabriele Verri -, se non sempre un nuovo jus proprium, una statuizione particolare e autonoma, svincolata da quella della città, che vedeva quindi limitata o esclusa la sua possibilità di applicazione, per quanto si può vedere dalla prassi lombarda (anche se non senza dispareri e incertezze nella dottrina). 4-9, 20 ss., e passim; ID., Geografia statutaria e politiche fiscali, op. 28E’ probabilmente da porre in relazione a questi orientamenti di politica territoriale, e a questo processo di riordinamento amministrativo, il fenomeno della redazione di nuovi statuti44, i quali in effetti si fanno numerosi, per parecchie comunità di peso non mediocre, nei decenni corrispondenti alla signoria di Bernabò Visconti, e poi soprattutto di Gian Galeazzo45, secondo una cronologia, e con caratteri che differenziano il dominio visconteo da quella di altri stati dell’Italia centro-settentrionale, dove non mi pare che si ritrovi un trend analogo46: a testimonianza dell’importanza degli anni del pieno e tardo Trecento per l’orgnizzazione territoriale dello stato milanese. Ricerche sulla Terraferma veneta nel Quattrocento, Verona, 1992, pp. Istituzioni, politica, società, Milano, 1988, pp. Lo stesso avveniva per le terre e le vallate alpine la cui separazione era ora più nettamente formalizzata48. 205 19 23 G. CHITTOLINI, Signorie rurali e feudi alla fine del Medioevo, in Comuni e Signorie: istituzioni, società e lotte per l’egemonia, Torino, Utet, 1981 [=Storia d’Italia, diretta da G. GALASSO, IV], pp. Struttura e geografia dette fonti scritte, Roma, 1990, pp. ad esempio A. TARTAGNI, Consilia, II, 151,4, a proposito della dipendenza del castrum della Somaglia da Lodi; e D. TOSCHI, Practicarum conclusionum juris in omni foro frequentiorum..., conclusio 541: « Statuta civitatis dominantis dicuntur jus commune et extenduntur ad castra et loca subiecta »; e in particolare la conclusio 118 sui « castra separata » (ed. Sulla preminenza dello statuto urbano in tutto il territorio politicamente soggetto, per il territorio del ducato di Milano, si veda più avanti, alle note 25-32. 7678; e pp. 128-129; P. CAMMAROSANO, Italia medievale. ora BERENGO, L’Europa delle città, op. 585-86); Statuta Novariae 1460, le varie rubriche sotto il titolo comune ‘De statutis burgorum et villarum quae jus auferant alicui non facienda’, pp. Per il territorio senese, sulla vivacità della partecipazione locale all’elaborazione di una ‘cultura’ giuridica comunitativa, cfr. 20Il definitivo consolidamento del dominio visconteo su Milano e sulle città lombarde, a partire dagli anni ‘30 del secolo XIV, provocò alcuni mutamenti. 71 ss. 157r-170r. 81-83 e passim, da notare anche il maggior attivismo di Bernabò. 116, 376); mentre toccano lo stesso problema anche le rubriche già citate 221 e 229 (coll. 90 In mancanza di ricerche generali dedicate a questo tema (ricerche come quelle citate di SPAGGIARI, Gli Statuti « giurisdizionali » negli stati estensi, ANDREOLLI, Per una morfologia della statutaria medievale emiliana, P1R1LLO, « E séco porta lettere d’ubidientia ») si deve rinviare, per una prima sommaria ricognizione, ai noti repertori del Manzoni, del Fontana, del Chelazzi; e, più utilmente, ai numerosi repertori statutari su scala regionale che sono stati approntati, o stanno per esserlo: di Bianciardi-Ottaviani per l’Umbria, di Ungari per il Lazio (ma cfr. TORTI, Annotationes cit., pp. 46 Per l’area veneta cfr. 24 E allora con la rivendicazione della propria autonoma giurisdizione signorile nei confronti della città: cfr.

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